DAVID GREY

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Pop, Inglese
08 March 2019
DAVID GREY
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  • David Grey
DAVID GREY
Pop, Inglese

7 milioni di copie vendute: numeri d’altri tempi. Alla fine degli anni ’90David Gray fece il botto, in maniera inaspettata, con “White ladder”. “Babylon” diventò una hit single nella sua Inghilterra e lui divenne uno dei simboli della “moda” di unire cantautorato classico ed elettronica. Oggi, dopo un’inevitabilmente declino di quel successo e un allontanamento progressivo da quei suoni per riavvicinarsi ad un cantautorato più tradizionale, David Gray è tornato a casa: esce “Mutineers”, primo disco di inediti in 4 anni (da “Fondling”, 2010), prodotto da Andy Barlow dei Lamb, gruppo che dell’unione tra forma-canzone ed elettronica ha fatto la sua bandiera.

“E’ un ritorno alla fonte della mia musica”, ci spiega Gray da Londra, voce profonda e intensa anche al telefono. “Certe volte la linea dritta non è il modo più semplice per arrivare alla meta, e se ci pensi anche l’orizzonte è curvo. Ogni percorso che intraprendiamo è sempre circolare, e sono tornato al punto di partenza”.

L’album torna a recuperare i beat, i groove innestati su canzoni da cantautore. Ma non è stato un processo facile, spiega Gray: “Per me l’ultimo album era la fine di un’era. Era come buttare giù un muro per ricostruirlo, prendere una strada sconosciuta dentro a qualcosa che conosci già. Non volevo scrivere una canzone perché so che posso farlo, volevo riscoprire l’essenza del mio lavoro, il brivido di fare musica. Questo implicava muoversi sui bordi, non andare dritto. Ho fatto un paio di partenze false, che mi sono servite per capire non dove volevo andare ma come volevo andarci. A quel punto ho capito che avevo bisogno di un produttore e quando è arrivato Andy Barlow è scattato un clic. Ho azzerato tutto e sono ripartito da capo”.

Tra i due non è stato un rapporto facile, spiega. Gray stesso si definisce come una persona difficile, tosta e lo si intuisce dal fatto che se provi ad interrompe una sya risposta durante l’intervista, magari per approfondire un punto, lui non te lo permette e chiude il discorso, per arrivare là dove voleva con la spiegazione. “Io e Andy abbiamo fatto qualcosa che nessuno di noi avrebbe potuto fare da da solo. Ha delle opinioni forti e io ho dovuto lasciare andare il controllo, e questo è stato difficile. Non sono una persona semplice, non sono crudele, ma ho idee molto forti, sono abituato ai miei modi. Ci sono state liti, porte sbattute, compromessi, ma abbiamo sperimentato tanto e sono contento del risultato. E’ un disco forte proprio per questo processo”, racconta.

Quanto all’elettronica, dice: “Credo che Blue Monday dei New Order o certi pezzi dei Kraftwerk siano dei classici quanto “Like a rolling stone” di Dylan. Amo i sintetizzatori, le drum machine. E’ solo musica, ed è stato bello tornarci. Credo che espanderò ancora questi suoni in maniera ulteriore in futuro”. E poi spiega l’ammutinamento del titolo: “ ‘Mutineers’ E’ la canzone chiave dell’album, quella in cui Andy ha vinto la mia fiducia. Io stavo per abbandonarla, lui mi ha costretto a lavorarci perché ci vedeva qualcosa, e aveva ragione. Ma in un certo senso, questo disco è un ammutinamento, mi sento come se mi fossi ribellato a dei vecchi metodi che mi comandavano come un capitano comanda la ciurma”. Nessun rimpianto, quindi sulla musica lasciata elle spalle e sull’essere tornato un cantautore “normale” che non fa più quei numeri: “Sto decisamente meglio adesso, quello di “White ladder” è stato un periodo pazzo. Ora ho più controllo su quello che faccio”.